Contributi pubblicati nella monografia      battiamono  miniat.jpg (8127 byte)

NUOVE EFFEMERIDI

dedicata a BATTIATO

Contributo di :
Marco Tarantino


La Spada nell'acqua


" Un uomo, attraversando il fiume a nuoto, perse la sua spada. Allora lasciò cadere tra i flutti un pezzo di legno, per segnare il punto in cui era caduta. E fece per allontanarsi. Pochi istanti dopo, però, per amore della spada, decise di tornare indietro. Ma non riuscì più a trovarla, perché nel frattempo era stata trascinata altrove".

Fu per amore della spada che riposava bambina in qualche greto del cuore? Il pezzo di legno oramai poteva anche essere finito nell’oceano e l’uomo alto e secco lo sapeva; pure, egualmente, tornò. Mai s’era lasciato tentare prima, mai l’avrebbe rifatto.

Partita di beneficenza , nazionale cantanti contro " All star" del calcio femminile. "Mi disturba la non accettazione del proprio Karma", tecnica decisamente mista su tappeto di S. Siro... L’uomo alto e secco aveva quarantadue primavere pesanti disseminate sull’ascesi. Di storielle sufi ne conosceva parecchie altre ma, chissà perché era quella a danzargli sui tubolari. A metà degli anni Ottanta incassare oltre duecento milioni non era frequente per serate così, fatte per pensieri così.                           "Vi sono spiriti timorosi la cui capacità di comprendere è stranamente limitata da idee preconcette" ( René Guenon). Fu invece il Dharma, l’equilibrio sanscrito del Manu, il Re del Mondo, a indicare la strada al visionario del "Grande Esodo"?

Franco Battiato allacciò gli scarpini e ritrovò i gesti. Il centro di gravità permanente è solo nel cercarlo e allora il gioco c’entra, non smette mai. Era una bellissima notte con settantamila voci intorno. Al calcio doveva quel naso incurabile, erano giorni di stop e rilanci e sgambetti e soprattutto di pali rettangolari,   spigoli cattivi come speroni. "Ma dopo il frontale non smisi mica, il calcio era un mio amico caro". Quattro, cinque lustri fa, e suoni canzoni luoghi spartiti. Giustizia e Pace. "Armonia" è un’altra traduzione possibile. " Un vero maestro libera, non lega". Morandi, Mogol e Giacobbe aspettavano il fischio sparpagliati sul semicerchio.

Dall’altra parte del prato, le signore non porgevano violette e non ne chiedevano. Dilettanti in maschera dal palleggio professionale, cariche di scudetti e di rimbalzi: la leggendaria Betty Vignotto, la principessa Morace, e Carta, Marsiletti Augustensen, O’Neal. Sette minuti perché, sull’out sinistro, si materializzasse ombrata la sagoma di una bionda interminabile e potente, quadricipiti come fotogrammi per lezioni di anatomia. E’ una punta che toglie gli scalpi alle marcatrici e poi glieli sventola in faccia. La Reilly punta il bardo dello Shri-Shweta-Varaha-Kalpa, anche detto " Era del Cinghiale Bianco", lo punta e lo salta con un unico scarto. Poi se ne va in progressione.

Battiato ha due stecche per gambe. I calzettoni gli cadono giù. Senza più vertebre. Resta sul posto, si volta, vede un casco biondo che fugge via. Si riscuote. Si mette alla caccia, s’inventa un cambio di marcia. Accorcia. Rivede il casco biondo verso l’intersezione delle righe. Gli ultimi metri: può piazzarci il tackle dimenticato nelle giovanili di un Catania di venticinque anni fa. Il tackle dimenticato: ma l’ha dimenticato, ha 42 anni, si chiama Franco Battiato, non Antonio Cabrini, ed è qui solo perché era utile che ci fosse. Lo squarcio sotto l’inguine sembrò sonoro, il dolore una metastasi di sofferenze, ma cosa importava più? Altri quattro metri d’inerzia. Ci provò con ‘sta gamba, dèi dei vecchi terzini aiutatemi, se siete ancora tra il trifoglio decifrabile. Il cross che era partito teso sbattè sulla suola dell’allievo di Gurdjieff, signore d’altri schemi: il pallone schizzò oltre il fondo, festeggiando quell’impronosticabile scivolata. Battiato stramazzò: strappo, lancinante e insandacabile, il suo match era finito lì. Scosse sismiche più che fitte lo accompaghnarono nel tragitto in barella, gli sembrava di non essere in sé.

Stupita, la Reilly corse per raggiungere la lettiga. Gli accarezzò la testa. Battiato sorrise piano, scavando nel dolore, sempre più assordante, e nel rumore, sempre meno decifrabile: "Ero un terziono grintoso, tanti anni fa….E’ dura a quarant’anni, vedersi scappare via l’ala, specie se è donna".

Un vero maestro non lega ma libera, se occorre, anche in corner.