Juri
Camisasca nel corso di concerti e interviste ha così spiegato questa canzone:
"Nuvole bianche" è unespressione
tipicamente orientale: si dice infatti che il Buddha abbia usato questa espressione per
definire gli uomini che sono veramente liberi.
Il bianco di per sé evoca purezza. La nuvola poi
è sempre sospinta dal vento, non ha una volontà propria, né resta ferma in un luogo per
sempre, ma "senza radici", va ovunque la vita la trasporti.
Così sono gli uomini liberati dallego che,
affidandosi completamente a Dio, si sentono al posto giusto ovunque, perché, come dice
Giovanni Evangelista, vivono nel mondo, ma a questo mondo non appartengono.
Echi
nella mia anima:
E una canzone evocativa, anche per il
linguaggio etereo, simbolico, denso di immagini poetiche, che sembrano emergere dal
silenzio stesso; penso ad espressioni come "mari della relatività",
"costellazioni di cemento", "etere del cuore", temporali e noviluni in
filigrana
", "segnaletiche di pace".
Istintivamente ho subito tradotto "nuvole
bianche" con "i contemplativi".
Anche i contemplativi sono
"anonimi", disposti ad annullarsi completamente dopo lennesima
trasformazione (mi hanno sempre commosso le tombe anonime dei monaci certosini).
Un antico detto cinese accosta limmagine al
concetto di solitudine:
"La nuvola bianca galleggia solitaria".
Quando le nuvole bianche si incontrano,
sperimentano nuove evoluzioni; non si scontrano mai, ma si compenetrano in ununione
che è fusione, ma non abbraccio, perché le nuvole non hanno limiti, né confini. Si
incontrano e poi si disperdono, senza nulla trattenere.
La nuvola è puro divenire, simbolo di
metamorfosi, di evoluzione interiore.
E anche simbolo di rinuncia alla
materialità, alla consistenza, "dissolvimento dellego".
"Sul versante del silenzio": è sempre
là che torno dopo lascolto delle canzoni di Juri, sul crinale che scinde la mia
vita in due parti, lorto coltivato delle sicurezza e lorizzonte sconosciuto
della ricerca spirituale.
Lì, sul crinale, lo sguardo si perde e spesso
trova unaltra nube, limite alla conoscenza umana della Luce vera, insostenibile per
gli occhi, e di fronte allInconoscibile mi inginocchio.