Echi interiori: in ascolto tra voce e silenzio...

L'intimo colloquio tra la musica di Juri e l' ascolto

artbul2d.gif (144 byte) Echi interiori

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Nuvole Bianche

 

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Juri Camisasca nel corso di concerti e interviste ha così spiegato questa canzone:

"Nuvole bianche" è un’espressione tipicamente orientale: si dice infatti che il Buddha abbia usato questa espressione per definire gli uomini che sono veramente liberi.

Il bianco di per sé evoca purezza. La nuvola poi è sempre sospinta dal vento, non ha una volontà propria, né resta ferma in un luogo per sempre, ma "senza radici", va ovunque la vita la trasporti.

Così sono gli uomini liberati dall’ego che, affidandosi completamente a Dio, si sentono al posto giusto ovunque, perché, come dice Giovanni Evangelista, vivono nel mondo, ma a questo mondo non appartengono.

Echi…nella mia anima:

E’ una canzone evocativa, anche per il linguaggio etereo, simbolico, denso di immagini poetiche, che sembrano emergere dal silenzio stesso; penso ad espressioni come "mari della relatività", "costellazioni di cemento", "etere del cuore", temporali e noviluni in filigrana…", "segnaletiche di pace".

Istintivamente ho subito tradotto "nuvole bianche" con "i contemplativi".

Anche i contemplativi sono "anonimi", disposti ad annullarsi completamente dopo l’ennesima trasformazione (mi hanno sempre commosso le tombe anonime dei monaci certosini).

Un antico detto cinese accosta l’immagine al concetto di solitudine:

"La nuvola bianca galleggia solitaria".

Quando le nuvole bianche si incontrano, sperimentano nuove evoluzioni; non si scontrano mai, ma si compenetrano in un’unione che è fusione, ma non abbraccio, perché le nuvole non hanno limiti, né confini. Si incontrano e poi si disperdono, senza nulla trattenere.

La nuvola è puro divenire, simbolo di metamorfosi, di evoluzione interiore.

E’ anche simbolo di rinuncia alla materialità, alla consistenza, "dissolvimento dell’ego".

"Sul versante del silenzio": è sempre là che torno dopo l’ascolto delle canzoni di Juri, sul crinale che scinde la mia vita in due parti, l’orto coltivato delle sicurezza e l’orizzonte sconosciuto della ricerca spirituale.

Lì, sul crinale, lo sguardo si perde e spesso trova un’altra nube, limite alla conoscenza umana della Luce vera, insostenibile per gli occhi, e di fronte all’Inconoscibile mi inginocchio.

 

Donatella De Vincentiis


Per commenti, interventi, contributi: Donatella De Vincentiis

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