Firenze
Estate 2002 |
Rassegna
"Il Suono dell'anima" |
Concerto
di Juri Camisasca |
Oratorio
di S. Francesco dei Vanchetoni |
8
luglio 2002 |
Juri
Camisasca: voce, harmonium indiano |
Francesco
Calì : Tastiere |
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Gli austeri cori
lignei e gli affreschi seicenteschi dell'oratorio nella loro rigorosa sobrietà si sono
rivelati subito il contesto ideale per un concerto intenso, dal tono raccolto,
interiorizzato, quasi un rito, che, tra profumi di incenso e mirra e ceri accesi, ha
trasmesso ai partecipanti vibrazioni mistiche fin dalle prime note del Te Deum, che con la sua solenne compostezza ha aperto la serata. |
Una grande calma
è scesa su di noi, evocata dalla pacatezza e dalla profondità avvolgente della voce: è
un mistero che lentamente inizia a raccontarsi in una distensione diacronica. |
Al termine del
primo brano, esitante, ma incontenibile, l'applauso osa rompere il silenzio. |
Seguono altri
sublimi canti gregoriani: Exultet, O
Redemptor, Aurea luce, Veni
sancte spiritus, Ave Maris stella (che abbiamo
ascoltato per la prima volta). Juri tiene spesso gli occhi chiusi, ispirato. |
Tutto il concerto
è un percorso su un crinale, di vetta in vetta. |
Inizia la parte
pop del concerto con Nuvole Bianche, in una versione nuova,
arpeggiata, delicata, quasi sommessa, più eterea che mai, magica. |
Poi ascoltiamo Nomadi, in versione lenta, distesa, ma dal tono accorato e intenso
e quindi Arcano Enigma: modulazioni impercettibili, sfumature
da respirare, ma forte è il Richiamo ed il velo del tempo è ormai aperto, dalla fessura
sfiori l'Eterno, lo ritrovi nelle candide distese della memoria. |
Seguono Il Carmelo di Echt, dedicata ad Edith Stein, e Il sole nella pioggia, che canta l'equanimità, anche quest'ultima
in una versione arpeggiata, davvero delicata. |
Infine è la
volta di S. Agostino, da riscoprire senza la ritmica
consueta, abbandonata e distesa, e l'autobiografica Le acque di
Siloe, in un'esecuzione che toglie il respiro. |
Fin qui nessun
commento o introduzione ai testi da parte di Juri, che canta senza alcuna interruzione,
salvo che per la meditazione indiana finale: |
"Ora
eseguirò un'improvvisazione basata sui principi meditativi del suono, la cui valenza è
l'energia che si viene a creare tra chi ascolta e chi esegue l'improvvisazione. Per
l'occasione utilizzerò una citazione del Rig-Veda, dedicata al Mantra del Sole." |
Questa voce
che viene
d'Altrove,
con le sue
tonalità,
modulazioni,
vibrazioni
ci introduce
così al Sé
profondo…che
è Silenzio. |
Applausi
interminabili strappano due bis: nel primo vengono eseguiti Tocchi
terra, tocchi Dio, intensissima ed Il Carmelo Di Echt;
nel secondo L'Exultet, che chiude a livelli altissimi la
serata. |
Un
medesimo
tono
intimo,
un
medesimo
respiro,
dall'inizio
alla
fine,
un'intensità
che non
si
smorza
un
istante…un
dono
infinito. |
Vibrazioni che
hanno scavato la mia anima, prosciugato i sensi, fino a desiderare solo silenzio. |
Sono rimasti gli
echi a cullare il sogno infinito delle mie notti. |
Grazie Juri. |
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Donatella De
Vincentiis
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Per commenti, interventi, contributi:
Donatella De
Vincentiis
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