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Interpretata a Sanremo da Alice, questa
canzone delicatamente evoca una storia
d’amore che, come ha precisato l’autore, ha
la particolarità di riferirsi a due persone
che stanno facendo un percorso esoterico, un
cammino spirituale.
A motivo di questa ricerca è inevitabile
la separazione, la liberazione da ogni attaccamento. Ma il legame tra i due, così
profondo, permane, al di là di ogni distacco spazio-temporale. Ogni pretesa di
indipendenza è solo illusoria, siamo esseri "totalmente dipendenti".
(considerazioni di Camisasca,
raccolte da Donatella De Vincentiis)
Nel mio
sentire è la storia di un amore capace di
esistere al di là del tempo e dello spazio,
perché conosce il linguaggio del silenzio,
comprendendone densità e
profondità."Silenziose avanguardie",
sentinelle dell’Infinito, inseparabili,
osarono sfiorare il mistero e consacrare il
viaggio temporale alla ricerca spirituale.
Il silenzio fu l’orizzonte, fu la via.Ma
"troppo amore ferisce" e limita: la ricerca
esige invece che si abbandoni ogni legame…
anche se poi si finisce per capire che la
stessa indipendenza è illusoria.Ma liberarsi
dal desiderio, dall’appartenenza reciproca è
consacrare ogni gesto nella simbolicità del
distacco, quando la lontananza è in verità
un sentirsi "ancor più intensamente", come
una presenza-assenza che si fa respiro e
"rende evanescenti le trepidazioni".Così
ogni parola, la profondità, lo spessore del
sentimento possono annegare in un mare di
appagante silenzio, dove lo stesso desiderio
è elevazione.Comunque inseparabili, perché
partecipi della stessa essenza e tensione
che illumina l’esistenza: "basta solo un
pensiero…"E il pensiero è costante, perché
"non puoi separare il cuore dai sentimenti".E’
l’espressione più alta dell’eros, che si fa
"condivisione di infiniti silenzi",
superando l’assenza, la distanza, il buio e
la morte stessa: un amore che trascende la
dimensione spazio-temporale e che riposa
nell’eternità di Dio."Tornerai da me, da me,
da me…": quasi un mantra, invocazione che è
certezza. Perché l’essenza del legame è
memoria, che affonda le sue radici nella
preesistenza negli ameni giardini di Dio.
Donatella De Vincentiis