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                                            FRANCO BATTIATO

INTERVISTA A FRANCO BATTIATO

FRANCO BATTIATO, SPIRITO LIBERO

A cura di   David Alcácer

Da "Batonga!" Dicembre 2001 - nº24

espaf.jpg (18564 byte)Così come avviene nella prima di ogni film di Woody Allen, con la pubblicazione di una vignetta di Andrés Rabago "El Roto" o col lavoro di molti altri creatori, Franco Battiato torna a nuotare nell'acqua delle sue inquietudini, eccentricità, genialità e assilli di sempre riuscendo a farli sembrare nuovi e singolari. Il siciliano regala un altro scampolo del suo universo in questo lavoro intitolato FERRO BATTUTO (Polygram/Muxxic, 2001) oppure "Hierro forjado" se ci riferiamo all'edizione cantata in castigliano. Di nuovo un collage che beve dalle più diverse influenze musicali, culturali e filosofiche, e che produce un raro fascino dovuto alla concorrenza di ciò che è canterellabile e di ciò che è ermetico.

        Il suo primo album FETUS (Bla, Bla, 1971) fu concettuale, un viaggio attraverso il corpo umano che ebbe la sua continuazione in altri due esperimenti sonori fino a completare la dozzina. Con L'ERA DEL CINGHIALE BIANCO (EMI, 1979) cominciava il suo lungo percorso con questa casa discografica. In PATRIOTS appariva "Preghiera del Giovane Patriota", una preghiera scortese alla Grande Guida, la televisione. Le vendite milionarie per tutta l'Europa arrivarono col disco LA VOCE DEL PADRONE (EMI, 1981). Fu anche l'epoca della sua apparizione in festivali come quello di Sanremo o l'Eurovisione in duo con la cantante Alice. Nota per i curiosi: non vinse. Verso la metà degli Ottanta atterra MONDO (sic!) LONTANISSIMI (EMI, 1985), col cosmo da scenario. Allora, mise in moto la casa editrice ed etichetta discografica L'Ottava, dedicata alle creazioni di frontiera tra ciò che è colto e ciò che è etnico. Le collezioni ECOS DE DANZAS SUFI (EMI, 1985) e NÓMADAS (EMI, 1987 ) significarono il battesimo di Battiato come interprete nella lingua di Cervantes e il suo lancio fu seguito dalle rispettive tournées per il nostro paese. In CAFFÉ DE LA PAIX (EMI, 1993) si arrischiò con una canzone tradizionale irachena, FOGH IN NAKHAL, e con un'altra in latino, DELENGA (sic! ) CARTAGO.

       Nei suoi lunghi ritiri dal chiasso mondano compone un'altro tipo di musica. Nel 1987, ci fu l'esordio a Parma della sua prima opera, GENESI, in cui lavorò quattro anni. Seguirono altre due: GILGAMESH (1992) e IL CAVALIERE DELL'INTELLETTO (1994) che venne rappresentata nella catedrale di Palermo (ovvero, fu profeta nella sua terra). Il 1996 fu l'anno del suo ingresso nella casa discografica Poligram. Allora arrivarono L'IMBOSCATA (1996), GOMMALACCA (1998), e un album di covers (FLEURS, 1999). Sono sorpassati gli anni di successo di massa ma l'italiano non ha ceduto neanche un po' in talento e ispirazione. E la migliore dimostrazione è nelle scaffalature dei negozi. Si intitola FERRO BATTUTO ed è un lavoro realizzato insieme al suo amico e autore dei testi Manlio Sgalambro.

      "Vengo dall'isola di Sicilia, che non è lontana dell'Africa" canta in CHAN-SON EGOCENTRIQUE. In MESOPOTAMIA dice che "mi vedo a volte in braccio a mia madre e sento ancora i teneri commenti di mio padre. I pranzi, le domeniche dai nonni, le voglie e le esplosioni irrazionali". E in GIUBBE ROSSE racconta che "Ritornare a sud per seguire il mio destino, la prossima tappa del mio cammino in me, per trovare la mia stella, e i cieli e i mari prima dov'ero" . La prima domanda è evidente: si può arrivare a conoscere com'è e come pensa Battiato ascoltando le sue creazioni? La vigilia dei suoi due "tutto esaurito" a Madrid, risponde...

        - Credo di sì. Mmmm, si.

        - Come concilii la tua faccia d'autore e interprete pop e quella di compositore di musica colta?

        - Perchè sono, anzi tutto, un musicista curioso. Sento che non è sufficiente creare un solo tipo di musica. E' come la vita di una persona che ha una versione religiosa, un'altra sessuale... In più, chiaro, con senso dell'umorismo. Con la musica succede lo stesso. Fare sempre composizioni di un certo tipo non mi piace, sento il bisogno di variare. In questo modo, quando ritorno a uno stile lo faccio con forze rinnovate.

        - L'uso di diverse lingue e influenze musicali nella tua musica, è frutto d'una inquietudine culturale o sorge di una maniera spontanea?

        - Quando un pittore sta davanti alla tela in bianco ha nella sua mano una paletta di colori. Lui mescola con libertà il grigio, il verde, il nero... succede qualcosa di simile con l'idioma. A seconda quello che usi, cambia in parte il significato perchè si associa ad un modo di essere, ad uno stile di vita. Sono tre decadi che utilizzo nel mio lavoro altri idiomi oltre all'italiano: francese, inglese, spagnolo, arabo, latino, dialetti della penisola italica...

        - C'è un paralellismo tra il brano VIA LATTEA e RUNNING AGAINST THE GRAIN, la canzone che apre questo FERRO BATTUTO, nell'idea di cammino in diagonale?

        - Vivere in diagonale mi porta alla mente quando stavo facendo il servizio militare o, meglio, mentre non lo facevo, giacchè non marciai mai nè salutavo i miei superiori. E' una maniera di vivere libero, senza essere divorato dalla massa. Si può dire che il lavoro non risente del passare del tempo, in questa maniera.

        - In questo album collaborano Natacha Atlas, Mercedes Sosa, Jim Kerr. Cosa apporta ciascuno?

        - Volevo fare un'omaggio a Jimmy Hendrix. Cosicchè mi sono deciso per HEY, JOE con una voce non anglo-americana ma di colore, di nuance araba. In questo caso la persona perfetta era Natacha. Mercedes cantò una mia canzone che si chiama POBRE PATRIA e mi inviava messaggi d'affetto. Quando passò in tournée per l'Italia la contattai, a lei le piacque molto l'idea e incidemmo insieme. Jim Kerr mi piaceva da quando ascoltai un brano di qualche anno fa di rock sperimentale che si chiama SHOCKING MY TOWN *. Quando venne a Catania mi chiese di potere partecipare al disco, che già era quasi finito, e così lo facemmo.

        - E appare anche, tra virgolette, Djiango Reindhart.

        - Sì, è una collaborazione post mortem. Costruii tutto il brano intorno a quella cellula centrale che è il sampler della chitarra e la melodia di Djiango.

        - Qual'è il tuo rapporto attuale con l'industria discografica?

        - Buonissimo, non ho nessun problema. Ciò che ho chiaro è che il pubblico preferisce sempre qualcosa di facile e superficiale. Se il pubblico volesse musica difficile, l'industria farebbe quello immediatamente.

        - La tua opera GENESI raccontava l'arrivo di un nuovo cataclisma universale. Qualche paragone con la situazione attuale?

        - Il diluvio sumero sopravenne 3.500 anni prima di Cristo, ma siamo sempre in una simile situazione.

        - Che opinione hai dell'etichetta "world music"?

        - Non mi dice niente. In qualsiasi stile ci sono migliori e peggiori artisti. L' importante è che piaccia. Può essere o no world music. Un brano di rock può anche essere molto spirituale perchè un'etichetta non è precisamente un'equazione matematica.

        - Parlaci di ognuno di questi compatrioti. Il primo: Nanni Moretti, regista di cinema.

        - Non lo conosco personalmente ma mi sta molto simpatico. Ha utilizzato alcune delle mie canzoni nei suoi films, cosicchè ci dovrebbe   essere una certa intesa.

        - Il Nobel di letteratura Dario Fo e la sua sposa, l'attrice Franca Rame.

        - Li connobbi all'inizio degli anni settanta. Dario è un bravo uomo di spettacolo.

        - Emma Bonino.

        - E' un'amica personale. Ha giustificato qualche azione bellica nell'Afghanistan e non posso essere d'accordo con lei. Io sono contro l'attacco nordamericano perchè non credo che esista una guerra giusta. La guerra è sempre distruzione e morte.

        - Silvio Berlusconi (Il governo italiano si sentì disturbato pochi giorni fa da certe dichiarazioni di Battiato riguardo un commento del presidente contro gli arabi).

        - Questo lo conosco poco.

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Franco Battiato sfoglia certi numeri di "Batonga" e si ferma,  nella copertina che mostra i dervisci tourners (Ensemble Al-Kindi, aprile del 2000):

       - Il sufismo è una religione dell'Islam molto particolare. M'interessa sopratutto lo spirito dei mistici estremi. Ma questi rappresentano tutto il contrario che il pensiero e la forma di agire dei talebani, giusto agli antipodi. Sono persone meravigliose che hanno scritto libri pieni di luce e d'intelligenza. La verità è che m'interessa tutto quello che mi accresce la comprensione: sufismo, buddhismo... La denominazione non è  importante e invece è importante ciò che ciascuno riceve di questi uomini eccezionali.

       - Hai qualche sheikh, qualche maestro del sufismo?

       - Sì, ho trovato molte persone che avevano la capacità di essere maestri. Ma quello che mi ha influenzato di più è già morto. Si trattava di un maestro francese che m'insegnò molte cose.

       - E hai trovato il tuo cammino verso il tariqa , verso il centro?

       - (sorride) Credo di sì. Ascoltando diverse credenze si conosce di più che essendo parte di una sola . All'illuminazione si perviene per molti modi ma è un affare tra sè stessi e lo spirito soprasensibile. Si può raggiungere per mezzo della religione, sia induista, cristiana, musulmana.... Quello che è importante è elevare lo spirito.




      

 

* (Crediamo che sia un errore del giornalista: è Jim Kerr a cui piaceva il brano di Battiato Shock in my town come ha dichiarato il musicista italiano in altre interviste).