Un
compositore deve avere il potere di cambiare i suoi propri schemi
di Carlos Moral
METRÓPOLI
26 Ottobre del 2001
Franco Battiato andrà in scena
all'Albéniz
FRANCO
BATTIATO
Venerdì 26 e Sabato 27 Ottobre, alle 20:30 h al Teatro Albéniz (C/Paz, 11)
2000-4500 pts.
Per il pubblico spagnolo, la carriera dell'italiano
Franco Battiato (Jonia, Sicilia, 1945) è come il Guadiana (fiume che compare sotto la
terra e riappare più avanti. N.d.r.), che appare e scompare, alternando momenti di grande
successo con prolungati periodi di silenzio, a seconda di strani interessi discografici
del suo paese d'origine. Ma lui non smette di lavorare e, da quando nei '70 cominciò la
sua carriera come uno dei paladini della sperimentazione, ha superato già la ventina di
albumi, ha composto molteplici pezzi per altri interpreti e, anzi, ha avuto l'audacia di
dare forma al pentagramma di diverse opere. Questa settimana si esibisce all'Albéniz per
presentare i brani del suo ultimo lavoro, Hierro forjado.
- Hierro forjado è l'album numero 21 della sua carriera ed è
un disco con testi in inglese, in francese, in tedesco, in italiano ed in spagnolo. E'
questo il suo disco più maturo e con maggiore spirito europeo?
- E' un disco che ha un suono definito. A volte si scrive una canzone con una melodia ed
una armonia ed è autonoma dalla sua interpretazione con un pianoforte o una
chitarra, che non sono importanti. In questo caso il suono è più importante che la
canzone stessa. Ho voluto dare più importanza alla sonorità che alla canzone intesa in
un modo tradizionale.
- Il suono del disco è molto moderno. Crede che sia possibile
essere un'artista maturo e d'avanguardia allo stesso tempo?
- Mi piacerebbe molto, perchè in Italia, ancora oggi, tutti sono d'accordo nel
dire che io sono l'unico che crede nella sperimentazione. Il migliore complimento
che mi si possa dedicare in questo momento è dirmi, quando si ascolta una mia canzone,
che non sembra mia. Credo che dopo molto tempo il compositore deve avere il potere di
cambiare i suoi propri schemi tipici.
- Si sente costantemente controcorrente, come nella canzone Vida en
diagonal ?
- Sì, perchè ho una visione del mondo distante dall'omologazione generale. Quando in
Italia m'intervistano, conoscono la mia devozione per il mondo arabo. In questo momento,
in molte dichiarazioni io prendo le distanze dagli Stati Uniti, ma anche dai talebani.
Cerco di stare nel mezzo e allontanarmi dai fanatismi.
- Lei cominciò la sua carriera nei '70 come musicista sperimentale. I suoni che all'epoca
si consideravano strani, oggi sono assimilati?
- Si è prodotta un'emancipazione del suono rispetto agli anni passati. - Quali crede che siano in questo momento le
strade per la sperimentazione?
- C'è una situazione preoccupante, perchè c'è poco pubblico con la pazienza di
ascoltare delle cose nuove. E' difficile trovare gente pronta ad aprire le orecchie senza
aspettare gli stessi risultati che ha già assimilato.
- Nel suo caso, i testi sono un materiale di sperimentazione?
- Sì, tendono a diventare un mantra e allo stesso tempo sono come il suono di uno
strumento in più dell'orchestra.
- Che musica ascolta lei?
- Quando non lavoro e sto a casa mia leggendo un libro, ho bisogno di ascoltare musica
classica, perchè in essa c'è un tempo passato, un sedimento più lento, che mi aiuta
nella concentrazione.
- Nel disco ha contato su diverse collaborazioni Natacha Atlas, Jim
Kerr e Mercedes Sosa. Come sono nate?
- Jim Kerr mi contattò per una mia canzone a cui era interessato, Shock
in my town . In cambio gli chiesi che collaborasse nel mio album. Con Natacha Atlas
avevo l'idea di fare una versione di Hey Joe di Jimmy Hendrix
con una voce di natura non angloamericana, pensai a lei che accettò con entusiasmo.
Finalmente Mercedes Sosa cantò una mia canzone per il mercato argentino e coincidendo che
lei era in Italia per un concerto, nacque la collaborazione.