Faceva l'alba di venerdì 26 Ottobre. Era il giorno del
primo concerto di Franco Battiato a Madrid. Ed era difficile
da credere: davvero era arrivato in Spagna il pomeriggio scorso? Davvero veniva a cantare
per noi? Quello che avevamo aspettato tanto tempo era sull'orlo di diventare realtà. Le
8:00 AM e accendo la radio: comincia il progamma "Discópolis"
di Radio 3, Radio Nacional de España, a cura di José Miguel López: non è un caso
che io lo tenga su un piedistallo: comincia con Running against the
grain. Discópolis è un programma che dura due ore da lunedì a venerdì, e oggi
annuncia un'ora dedicata a Battiato. Ma non finisce lì, il programma segue e segue e non
può smettere di passare Battiato. Alla fine risulta una monografia con un pochino di
tutta la sua musica e, soprattutto, con una dichiarazione dell'affetto che ha per lui il
pubblico spagnolo. Senza dubbio, un'ineguagliabile modo di cominciare la giornata. Più
tardi prendo un autobus verso Madrid: ho appuntamento con Zaynab/Mabel ( ! ) per
avere il nostro primo incontro abBattiato. Ambedue abbiamo i biglietti per il giorno dopo
ed è incredibile perchè ci separa soltanto una poltrona senza esserci messe d'accordo.
Bene, alla fine c'incontriamo. Mabel, ch'è unica, mi annuncia che ha fatto amicizia con
qualcuno della produzione dei concerti, in modo che speriamo di avere accesso al teatro
prima che cominci. "L'uomo in righe" è la nostra speranza. Là ce ne andiamo.
Nel cammino Mabel mi mostra le foto del suo recente soggiorno di un mese in Sicilia. E
trae dal taschino un'amuleto speciale: un pezzo di pietra lavica dell'Etna. "Toccala,
per vedere se ci porta fortuna". Grazie all'intrepida Mabel ci andiamo introducendo
ogni volta un po' di più dentro il teatro fino che ci troviamo già nella hall. Ma
"il nostro uomo" ci dice che dobbiamo aspettare, che c'è un problema di suono e
le prove si stanno allungando più di quanto ci si aspettasse. Attraverso i vetri
intravediamo Battiato e tutto il gruppo. In un momento vediamo uscire dalla sala la gente
che stava dentro: Battiato ha fatto uscire tutti quanti per risolvere il problema di
suono. Noi siamo sedute a un lato della hall e vediamo che due donne rimangono alla porta
aspettando. Appena parlano in italiano Mabel, che non lascia perdere un'occasione
per praticare le lingue, le raggiunge. Un po' dopo mi avvicino anch'io. Sono venute
dall'Italia per vedere i concerti di Battiato. Sono un'amica di Franco (Carola) e una sua
amica. Mabel le mostra le foto della Sicilia, le spiega alcune manifestazioni popolari che
ha fotografato, le facilita una moltitudine di dettagli sulla storia dell'isola e,
soprattutto, le meraviglia con la sua erudizione filologica presentandole mille e uno
esempi di espressioni in Italiano, Spagnolo, Portoghese ed Arabo sgranellando le
interazioni di tutte queste lingue. Indica loro anche luoghi interessanti da visitare a
Madrid sottolineando sempre quei punti di connessione tra la Spagna e l'Italia:
"Perchè il Palazzo Reale di Madrid fu fatto da un Messinese". Le nostre
interlocutrici italiane non escono dal loro stupore . Nel costante andare e venire di
persone si avvicina un'altra donna, Carola sembra riconoscerla, si salutano: è Saba, la
ballerina algerina che lavora nello spettacolo di Battiato. Algerina....Mabel va a
salutarla...... in Arabo!!! Carola leva la testa verso il tetto e soffia. Siamo tutte
stupefatte dall'esibizione di Mabel. E lei non lo fa per presunzione, è che lei è così.
E' la nostra Zaynab. Vanno passando i minuti e seguitiamo a parlare amichevolmente. Si
avvicina l'ora del concerto e Angelo non ci chiama. Comincia ad entrare la gente al
teatro. Mabel con me, seguendo i suoi passi ci si avvicina fino la porta del corridoio dei
camerini, che è contigua a quella dei servizi. Vedo avvicinarsi un viso che mi risulta
familiare: - "Sei Aragonía....?" - "Come mi avete riconosciuto?!!! - "Per
la foto del Virtual. Stiamo aspettando per vedere Angelo Privitera" -"Ma se Privitera sta sul palco" Di modo che entriamo
nella sala affinchè ci veda. Ci saluta e fa un giro per uscire nella hall a stare con
noi. Così permaniamo durante alcuni minuti, nei quali Angelo ci manifesta che sono molto
stanchi perchè hanno dovuto lavorare molto alla preparazione tecnica del concerto,
poichè è una produzione che nasceva dalla Spagna. Ci annuncia che faranno una tournée
più lunga in primavera e ha fiducia che portando la produzione dall' Italia tutto andrà
meglio perchè avranno tutto con loro. "Ma meritava lo sforzo" indica
giustamente Aragonía. Giovedì pomeriggio sono stati a visitare Madrid. "E' una
bella città" Sono impressionati dal Museo Del Prado. "Molto bello... con tutta
la pittura italiana che ha...." Angelo si accomiata. Io devo tornare alla
mia città. Ritornerò il giorno dopo con l'illusione di fare realtà un sogno:
presenziare un concerto di Battiato dopo quattordici anni.
Sabato 27 d'Ottobre. Giorno del secondo concerto di Franco Battiato
a Madrid. Prendo di nuovo un autobus verso la capitale. Oggi è il giorno
dell'appuntamento abBattiato. Ma prima sarebbe bello poter vedere Battiato alle porte del
teatro.Velvet mi ha detto di stare lì alle cinque del pomeriggio... Uf ...! Arrivo in
ritardo. Non so io se potrò... Dopo il doveroso passo attraverso il Metro di Madrid
appaio a La Porta del Sole. Prendo contatto di nuovo con la città e m'indirizzo verso il
Teatro Albéniz. Sono le sei del pomeriggio. Apro una porta, entro e domando: "E'
venuto Franco Battiato?" Una voce mi risponde tagliente:
"No" Ah! Ancora c'è speranza. Esco dal teatro e nello stesso momento di
calcare di nuovo la strada la persona che mi accompagna mi dà una gomitata "Che è
lì, che è lì, che è lì !!! Alzo lo sguardo e vedo una macchina nera (poi mi
diranno ch'era una Mercedes nera, ma io non ero in quel momento per codesti dettagli). Una
figura con un lungo soprabito nero e collo bianco di camicia (aveva ragione chi l'aveva
descritto da seminarista) comincia ad essere circondata da qualche persona. Io cerco
nervosamente il mio libretto di Ninfee, un disco di Hierro forjado e la cartelletta dove ho messo il foglio con la
pagina web stampata, e mi avvicino a Battiato. Un uomo della
produzione viene verso di me e mi dice "Questo lo fate alla fine, ora deve andare
subito a fare le prove di suono" "Ma se è un momentino! " rispondo
implorante. Quando le altre persone (che conoscerò dopo) hanno finito, abbordo Battiato
seguendo la tecnica consigliata da Velvet: "Ciao Franco! Sono quella che ha una
pagina spagnola nel Battiato Virtual Fan". Gliela mostro, sembra sorpreso. Sono amica
di Velvet", proseguo. E gli mostro il libretto di Ninfee.
Lui lo riconosce e assente con la testa, come dicendo che lo ha già. Gli avvicino un
roller e comprende. "Ah. Per te.... Come ti chiami? "Pili" "Come si
scrive?" "P-I-L-I". Poi gli passo un disco di Hierro
forjado ( ;-))) ) ( che fa firmare per me, n.d. Velvet). Mentre firma
di nuovo gli dico: "Franco, ti mando i saluti di un ragazzo di
Riposto....(sembra fare un gesto di compiacenza)....che si
chiama Maurizio Siliato" "Ah! E' mio
cugino" "(Gulp!!!) Ah! ". Finisce
e mi ritorna il disco. "Grazie Franco!" E mi
allontano dal suo fianco senza appena percepire gli sguardi assassini del "Man in
black" della produzione. Credo che presti attenzione a qualche altra persona ancora,
mentre io ritorno con la persona che mi accompagnava. Quando è già libero s'indirizza
alle porte del Teatro e mi dedica uno sguardo cortese. Io quasi non ho il coraggio per
guardarlo, mi dà molto imbarazzo aver potuto disturbarlo. (Di fatto, se non fosse per il
carattere di rappresentazione di tutta l'affezione spagnola che ha il mio augurio nel
libretto, credo che non gli avrei mai chiesto un'autografo, un saluto al sommo). Ci
allontaniamo camminando. Beh, io in realtà andavo levitando qualche centimetro sopra il
suolo. Mancavano come tre quarti d'ora per l'appuntamento abBattiato e andammo a fare una
passeggiata nel frattempo. Madrid mi sembrava il più meraviglioso dei luoghi. Passamo
accanto il ristorante dove ci aveva detto Angelo Privitera
che erano andati a mangiare il giorno scorso: "La Vaquita
Argentina". "Ma se io conosco un ristorante vegetariano che è molto
vicino" Indicò Mabel, conoscitrice delle preferenze dietetiche di Battiato "Ma
solo Franco è vegetariano!" replicò Angelo. E passammo dalla Piazza di Oriente col
Palazzo Reale al fondo, il quale mi ricorda il Messinese Filippo Juvara e il Palermitano
Sabatini. Arriva l'ora accordata e ritorno a La Porta del Sole. Passano i minuti e non
vedo nessuno di quelli che sto cercando. Fino a che un ragazzo si avvicina a me. "Tu
sei quella ch'era al Teatro, vero?" Era Jesús ("Nómada"). Mi porta con il
resto del gruppo che erano dall'altra parte dell' Urso e il Corbezzolo e già ci
presentiamo tutti. Lì erano Christian, Sarbok e suo padre, Joan e Montse, Fran,
Germán, un altro ragazzo (che mi perdoni ma non ricordo il suo nome) e non poteva mancare
Mabel. Io gli mostro i "tesori" che porto e gli racconto la mia esperienza con
Battiato. Parliamo animatamente come molte poche volte lo possiamo fare ciascuno di noi.
Come dice Jesús "Per lo meno sapere che non sto solo" . Poi conosceremo Roberto
e suo fratello Sergio e la sua fidanzata. E un' altra ragazza, Nuria, che visse il
concerto alla sedia contigua alla mia. Mentre arriviamo ai nostri posti incrociamo Carola
e la sua amica. Mentre mi dà il programma la maschera mi avverte severissimo:
"Nasconda quella camera immediatamente! Non faccia neanche una foto dentro il
teatro"" No, no, no, no!" rispondo mansuetamente.
Come il giorno scorso il teatro è completo. Ridiamo leggendo il programma: hanno confuso
tutti i musicisti e il loro strumento. Angelo Privitera appare da batterista. Poi mi sarò
resa conto che è stato un problema di disegno del testo, se si legge guardando alle
virgole e non alle righe, allora si capisce. Si spengono già le luci. Il concerto
comincia. Entrano in scena i musicisti. Grandi applausi. C'è molta voglia. Entra Battiato
e il teatro viene giù UAAAAAAAAA !!! Ci sono già tutti: Michele Fedrigotti al
pianoforte, Angelo Privitera alle tastiere e i computer, Lele Melotti alla batteria,
Chicco Gussoni alla chitarra, Paolo Costa al basso, Mary Montesano e Vera Quarleri ai cori
ed il Nuovo Quartetto Italiano con le loro corde al fondo. Battiato saluta e si siede sul
suo tapeto magico. La gente non smette di applaudire. Avevamo tanta voglia di riceverlo...
Riesce a farci stare zitti solo quando comincia a cantare. E comincia con una
versione di un brano di Nicola di Bari "Se ti parlassero di me",
un'anteprima del prossimo disco Fleurs 2. Insolita e bella. Segue con Scherzo in minore. La terza canzone è Strani
giorni. Sembra che cominci forte il concerto... La quarta canzone è la preziosa Il Cammino interminabile, adesso la ballerina Saba
fa la sua prima apparizione in scena mentre Franco rimane
cantando un po' appartato al fondo a sinistra. Quinta canzone Shock
in my town. Sesta canzone Il mantello e la spiga
"Lascia tutto e seguiti!" Battiato dimostra energia
e disinvoltura sul palco. Dice adesso "Un po' di pausa per un vecchietto" mentre
torna a sedersi. E la gente ride ma allo stesso tempo gli neghiamo che sia tanto vecchio.
Attacca la settima canzone: La canzone dell'amore perduto, la
cui versione originale è di Fabrizio de Andrè. L'ottavo brano è un'altra versione,
questa volta la sua delicatissima Ruby Tuesday. E arriviamo
al nono brano La cura/El cuidado, che è accolto con fervore
dal pubblico e nel quale alterna l'italiano con lo spagnolo. Finisce Battiato
la prima parte del suo spettacolo inanellando quattro grandi canzoni che accendono
l'Albéniz: Bandiera bianca-Segnali di vita-Sentimiento nuevo-e
la meravigliosa Gli uccelli. Dopo questo, Franco presenta Manlio Sgalambro. Ci dice che è un filosofo molto importante in
Italia e autore di testi e che il suo disco che si chiama "Fun
Club", esce oggi in Italia. (Non specifica se uscirà in Spagna, ma vedremo).
Battiato si ritira e fa la sua apparizione il filosofo con un look da rock star:
giacchetta di cuoio nero. Ci interpreta La mer, seguita
dall'incantevole Sogni d'or. Poi, e sempre in piedi con i
fogli davanti per leggere il testo di modo che riesco appena a vedergli la faccia
poichè li tiene sempre all'altezza del volto, canta La vie en
rose. Una voce vicina a me esclama: "E....perchè canta...?" Io rido.
Bene, ci sono oppinioni controverse al riguardo.... Il suo quarto brano riesce ad
abbagliare il pubblico (devo ammetterlo) poichè è il Me gustas tú
di Manu Chao. A questo punto ricordo come Mabel mi raccontava che ha spiegato ad Angelo il
testo di questa canzone, poichè dove dice "Me gusta Malasaña" che è un
quartiere di Madrid, gli italiani cantano di solito "Me gusta la lasaña"
il quale ha un senso completamente diverso... "¡Divirtámonos amigos!"
termina il brano, e sembra che, effettivamente, il pubblico si sia divertito, visto che
applaude con gradimento. Si ritira Manlio con grandi applausi e ritorna Battiato, uscita
che procuro di sottolineare poichè è lui che sono venuta a vedere.
"Pronti?", ci domanda. Al che io rispondo ad alta voce " Da quattordici
anni!" Non so se mi ha sentito molta gente... Comincia di nuovo a cantare Battiato e
che canzone! Niente di meno che Summer on a solitary beach.
Alla fine si siede al pianoforte accanto a Fedrigotti e suonano a quattro mani. Il brano
seguente è Bist du bei mir, durante il quale la
ballerina Saba esce per seconda volta. "Sull'orlo di un
precipizio mi inviti adesso a giocare" E ripete il gesto, che aveva già fatto
nei suoi concerti italiani, di mettersi sull'orlo del palco e trarre un piede fuori o
d'inclinarsi pericolosamente nel vuoto. Ma non c'è di che preoccuparsi, Battiato è in
forma, mantiene l'equilibrio. La sua canzone numero 16 è E ti
vengo a cercare, molto salutata anche dal pubblico. La numero 17 è La stagione dell'amore nella quale mette qualche parola in
spagnolo ".......non ritornerà......¡MAS!"
Per la numero 18 torna a sedersi. "Adesso viene una canzone nuova e necessita il
testo. Oh! Dove sei? Ah! Questa." E' Lejanías azules,
una delle poche che ha cantato in spagnolo. Dopo, Vida en diagonal,
cantata anche questa in spagnolo. Alla fine di questa si alza di nuovo. Poi L'era del cinghiale bianco. Dopo la quale comincia la sua canzone
numero 21 e oh!, oh!, oh!, è Voglio vederti danzare. Il
pubblico sta godendo da impazzire e accompagna ritmicamente con il battito delle mani.
Prosegue per terminare (in teoria) con Prospettiva Nevski,
anche questa molto amata dal pubblico. Battiato saluta e si ritira con tutto il gruppo. Ma
non consentiamo che sia così. Battiato si fa pregare ma riusciamo che ritornino i
musicisti sul palco. Poco tempo dopo ritorna lui e tutti gridiamo esultanti. Ciascuno
chiede la sua canzone favorita. "Los trenes de Tozeur!"
gli gridano. Io grido "Nómadas". Bene, non ci fa
caso e comincia a cantare Sarcofagia. Durante tutto il
concerto Franco ha maneggiato il microfono portandolo di un lato all'altro. Ma in questa
canzone il supporto del microfono ha uno strano effetto e rimane dal rovescio. Mentre
tenta di salvare la canzone lotta coraggiosamente con l'asta del microfono provocando
l'ilarità del pubblico, fino a che alla fine lo ricompone. Adesso segue già con
tranquillità il capolavoro che è L'animale. In questa
fa il gesto di indicarsi col dito sopra la testa quando canta "Dentro
me, segni di fuoco...." E pensare che era inclusa nel concerto come
possibile bis... Segue con I treni di Tozeur. Mi domando se
Battiato ricorderà che la giuria spagnola del Festival di Eurovisione del 1984 gli
concesse il massimo punteggio: i 12 punti. Quello che non saprà è che chi
trasmetteva il festival fece una esortazione "Se vale la pena organizzare questo
genere di festival è per potere ascoltare canzoni di questa categoria" Ay! E pensare
che era preparata come l'ultima canzone del bis. Perchè si ritirava già
"definitivamente". Ma no, no, no, no. Non poteva andarsene ancora. Gridiamo,
urliamo, fischiamo, lo chiamiamo, chiediamo altra, altra, altra! con insistenza, ci
rompiamo le mani e riusciamo che ritorni. Fa un'abbozzo di Nómadas
in spagnolo ma non l'ha preparata e dà il passo a Manlio che canta Donna
mentre lui riposa un pochino. Dopo ritorna e ci canta Centro di
gravità permanente. E con la stessa gestualità che può vedersi nei videi
antichi. Il finale, questa volta davvero, è Cuccurrucucú,
ampiamente celebrata dal pubblico che canta con voglia. "Like
a rolling STONE! stone... stone..." E' finito, non ci dà di più. Il pubblico
si pone in piedi per acclamarlo. Potremmo rimanere ascoltandolo per ore ancora. Ma non
può essere. 28 canzoni di Battiato più cinque di Sgalambro e ci sembra poco. Chiediamo
troppo? E' che, come diceva Mabel, "ho scimmia di Battiato" , e lei lo aveva
visto in agosto di quest'anno! Alcuni non è che avessimo "scimmia", è che
avevamo tutto un "gorilla". E chi vide ambedue i concerti di Madrid dichiara che
quello di sabato 27 è stato il migliore. Perchè in quello di venerdì c'erano più
nervi e ci furono degli errori tecnici. Per esempio, non si sentì la voce di Jim Kerr nel
brano Vida en diagonal, cosa che non è accaduta il sabato.
Finito il concerto ci riuniamo tutti quelli dell'appuntamento e
commentiamo entusiasmati ciò che venivamo di presenziare. Ci accordiamo di andare
ai camerini per salutarlo. Là ce ne andiamo tutti. Alla porta ci troviamo con il già
conosciuto "Man in black" di produzione. C'impedisce il passo in gruppo. Solo
uno per uno. Vanno uscendo poco a poco i musicisti dalla porta desiderata. Li salutiamo
"Ciao, grazie!" Ci guardano senza molto interesse. Carola e la sua amica sono
lì. Si accomiatano da noi due affettuosamente. Sappiamo che partono da Madrid il giorno
dopo ma prima, visto che abbiamo detto loro che il Parco di El Retiro è così bello da
vedere pensano di visitarlo all'alba. Un buon finale per questo week end a Madrid. Noi
rimaniamo lì reclamando l'attenzione di Franco. "Digli che vogliamo vederlo. Che
siamo qui quelli che gli vogliamo bene di più, e meglio, quelli che chattamo tutto il
tempo e scriviamo in Internet" "Già, già", risponde il "Man in
black". "Ma non è che non lo stai dicendo..." "Andiamo a vedere.
Battiato vi riceverà uno per uno ma firma soltanto tre autografi in più..."
"Avete voglia di andare a dormire? Perchè noi non ce ne andiamo da qui... E
deve uscire per questa porta, non è vero?" risponde una voce facendosi eco del
sentire generale. Passato un tempo d'attesa la porta bianca si apre ed è lui! E' Franco
Battiato che esce e si trova con noi. Mabel, che stà la prima, lo bacia, e qualcuno di
più, anche. Battiato ci attende pazientemente. Ha il collo ben coperto. Lo vediamo
sudare. Un turbine di mani cercano la sua per stringerla. Gli piovono le richieste
d'autografi. Lui non ci resiste paga rassegnatamente il prezzo della fama. Mentre Sarbok
mi dà la sua camera perchè io gli faccia delle foto lui riesce a passare a Battiato la
mia cartelletta dove ho messo qualche foglio con una sua foto stampata presa dal sito
ufficiale. "Di chi è questo?" "E' mio. Per José, a Buenos Aires",
rispondo io, che era in realtà l'autografo che più illusione mi faceva di riuscire.
(BEEEEEEEENE!). Qualcuno gli domanda se è amico di Mercedes Sosa. "Sì, lei ha
cantato in Argentina una canzone che si chiama Pobre Patria e
poi ha cantato con me un'altra canzone in Hierro forjado
che si chiama Lejanías azules". "Franco, due
concerti solo per tutta la Spagna è molto poco" gli dicono. "Ma in aprile
torneremo per fare una tournée più lunga". Va diminuendo poco a poco la pressione
sul povero Franco. Sarbok riesce a farsi firmare nel petto la maglietta di Hierro forjado mentre suo padre riprende la scena con la
videocamera. Battiato s'indirizza infine verso le scale. Lo lasciamo camminare ma tutti
gli sguardi lo seguono fissi su lui. Christian gli si avvicina e gli chiede che la
prossima volta non lasci passare il concerto senza cantare No time,
no space. (A La Porta del Sole ci aveva detto che c'è un gruppo spagnolo che ha
fatto una versione che la canta in tutti i suoi concerti e che la vende attraverso
Internet). Esce Sgalambro, Mabel si ferma con lui un po'. Lui l'ascolta cortesemente. Se
ne va. Scendo le scale credendo che tutto fosse già finito. Alla porta del
teatro c'è la Mercedes nera. Accanto siamo noi, il gruppo d'irriducibili. Battiato
è seduto dietro a sinistra (nel senso della marcia). Sgalambro avanti a destra. Battiato
firma gli ultimi autografi, ci guarda tra stanco e divertito. Gli dedichiamo un'ultimo
applauso corale al "maestro" mentre lui ci saluta e la macchina intraprende la
marcia . Passato un po' di tempo mi rendo conto che manca gente, dove se ne sono andati? E
saliamo un'altra volta al teatro. Se ne sono andati a salutare Angelo Privitera.
"Bene ragazzi. Io me ne vado" E scendiamo tutti. Là è Joan con la sua
supercamera digitale, (che non ha bisogno di sviluppo perchè va con dischetti).
Mabel segnala che è un gran momento perchè gli ammiratori spagnoli abbiamo ricuperato
Battiato. Parliamo di questo e di quello e uno si avvicina e dice a Mabel
"Bene, io voglio un'autografo tuo". Al quale lei accede tra compiaciuta e
vergognosa, plasmando una firma da destra a sinistra: sta scrivendo in caratteri arabi.
Conservando dentro di noi le emozioni vissute ce ne andiamo accomiatandoci, ma non senza
prima congiurarci per prossimi incontri nei concerti promessi della seguente primavera.
Li aspetteremo come autentica "* acqua di Maggio".
"Keep your feelings in memory. I love you
specially tonight."
* Aspettare qualcosa come acqua di Maggio: aspettarla con molta voglia, come un bene
prezioso.
Pilar Mulas Fernández
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